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Frequenze tv, ok governo per annullare il beauty contest
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Frequenze tv, ok governo a odg per annullare il beauty contest digitale

Il governo ha accolto l'ordine del giorno presentato dalla Lega e sottoscritto da Pd e Italia dei valori che impegna il governo ad annullare l'assegnazione delle frequenze televisive con il metodo del beauty contest, che non prevede il pagamento da parte delle emittenti.

Il testo dell'ordine del giorno impegna il governo "ad annullare il bando di gara per l'assegnazione di diritto d'uso di frequenze in banda televisiva ed il conseguente disciplinare di gara che finirebbero per implementare a titolo gratuito la già rilevante detenzione di frequenze dei soggetti già operanti e, conseguentemente, ad annullare il beauty contest, consentendo, fermo restando che nessun soggetto a regime possa detenere più di 5 multiplex complessivamente, la conversione in DVB-H degli attuali autorizzati che operano in tecnica DVB-H procedendo ad un beauty contest DVB-H o T2 per la sesta frequenza oggetto dell'attuale gara a cui non potranno partecipare coloro che avranno optato per la precedente conversione mentre le ulteriori 5 frequenze saranno successivamente oggetto di asta a titolo oneroso".

Fonte: digital-sat


Ultima modifica di Tecnicol il 16 Dic 2011 23:46:52, modificato 1 volta in totale
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Frequenze tv, si va verso l'asta


Il governo accoglie due ordini
del giorno di Idv e Lega



Una base d’asta calcolabile in 1 miliardo 250 milioni e introiti le cui stime circolate nei giorni scorsi oscillano dai 2 ai 16 miliardi: tanto varrebbero le frequenze per la tv digitale terrestre in attesa di assegnazione. Il ’beauty contest’, cioè l’attribuzione a titolo gratuito dei sei multiplex, modalità scelta dal precedente esecutivo non senza polemiche, è difficile che giunga a compimento dopo che il governo oggi ha accolto tre diversi ordini del giorno firmati da Roberto Maroni (Lega), Antonio Di Pietro (Idv) e Paolo Gentiloni (Pd) che lo impegnano ad annullare tale procedura. I pur diversi ordini del giorno accolti dal Governo lo impegnano anche ad indire una successiva asta «a titolo oneroso», cioè in grado di garantire ingenti risorse alle casse dello Stato, in linea con quanto accaduto con la gara per le frequenze delle Tlc. In ogni caso andranno riscritte le regole della nuova assegnazione di concerto con l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni.

A quanto si apprende il Governo ha accolto i differenti ordini del giorno sul tema per non correre il rischio che messi ai voti potessero raccogliere una maggioranza trasversale - Pd-Lega-Idv - isolando il Pdl. Del resto Silvio Berlusconi non ha mai fatto mistero, anche nei giorni scorsi, della sua contrarietà all’ipotesi di un’asta a titolo oneroso. «Non credo che Mediaset farà offerte perchè i costi per occupare le poche frequenze rimaste sono elevati», aveva detto ieri. E anche il presidente di Telecom Italia, Franco Bernabè, l’altro ieri aveva ipotizzato che diversamente dal beauty contest, un’asta sarebbe andata deserta. Invece favorevole all’assegnazione a titolo oneroso delle frequenze tv proprio oggi si è detto il patron di Tele Lombardia Sandro Parenzo annunciando un interesse anche da parte di major americane e di due principali gruppi inglesi di contenuti. E ieri nel suo programma multipiattaforma Servizio Pubblico, Michele Santoro si era detto pronto a mettere sul piatto il milione di euro raccolto con le sottoscrizioni. La complicata vicenda ’beauty contest’ aveva già visto 15 giorni fa la clamorosa uscita di scena di Sky che, dopo aver presentato ricorso al Tar si era chiamata fuori, contestando «i tempi troppo lunghi» e le regole che «oggettivamente favoriscono i concorrenti già presenti sul mercato» come Rai e Mediaset.

Sulla procedura assegnazione gratuita pesano anche i ricorsi presentati sempre al Tar anche da Rai e Telecom Italia Media. I due, con Mediaset sono in lizza per i due multiplex destinati ai soggetti già presenti sul mercato. 3 Italia, Canale Italia, Prima Tv e Europa 7, dopo l’uscita di Sky, restavano concorrenti in lizza per i tre blocchi destinati ai nuovi entranti. Ti Media è invece la sola in gara per il canale per lo standard di nuova generazione del digitale terrestre DVB-T2. Il procedimento del ’beauty contest’ scelto dall’Italia per evitare la procedura d’infrazione avviata dall’Unione europea per alcune norme della legge Gasparri aveva avuto il via libera di Bruxelles.

Fonte: La Stampa.it
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Frequenze tv, il governo approva Odg per l'asta

Li avevano proposti Idv e Lega: annullata l'assegnazione gratuita, d'ora in poi le emittenti dovranno acquistarle

Roberto Maroni, primo firmatario dell'odg
MILANO- Il governo ha accolto nell'aula della Camera due ordini del giorno analoghi, di Idv e Lega, che lo impegna ad annullare l'assegnazione gratuita delle frequenze Tv, e a indire una successiva asta «a titolo oneroso». Il documento, essendo stato accolto, non è stato posto ai voti. L'ordine del giorno della Lega, di cui il primo firmatario è Roberto Maroni, ricorda il cosiddetto «beauty contest», cioè il bando di gara per l'assegnazione gratuito delle frequenze in digitale terrestre.

ANNULLARE IL TITOLO GRATUITO - Al contrario «la recente gara 4G per il mercato delle tlc ha generato un incasso superiore alle più rosee aspettative, garantendo una entrata di circa 4 miliardi». La Lega sottolinea «l'imprescindibile necessità» di puntare sulla banda larga, per la quale una gara potrebbe «generare nuovo gettito». Di qui l'impegno al governo ad «annullare il bando di gara per l'assegnazione di diritto d'uso di frequenze in banda televisiva ed il conseguente disciplinare di gara, che finirebbe per implementare a titolo gratuito la già rilevante detenzione di frequenze di soggetti già operanti», e ad annullare conseguentemente il beauty contest.

Il PD - Anche il Pd ha presentato un odg: più morbida la richiesta, proposta da Paolo Gentiloni e anch'essa accolta. Nel testo di impegna il governo «a procedere ad un'attenta e sollecita verifica degli effetti giuridici ed economici dell'adozione di un diverso processo di assegnazione delle frequenze televisive, nell'interesse generale della collettività sia con riguardo agli aspetti finanziari sia per quanto riguarda il rafforzamento del pluralismo del settore televisivo e dell'informazione»

UNA SFIDA A BERLUSCONI? -Tornando al documento della Lega, dà indicazioni tecniche per come impostare la nuova gara per l'assegnazione delle frequenze che, in ogni caso, dovranno essere «oggetto di asta a titolo oneroso». Un provvedimento che sembra una sfida a Rai e Mediaset. Come reagirà Silvio Berlusconi?

Fonte: Corriere.it
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Asta Frequenze Tv: pausa di un anno e gara con le telco. Ma Berlusconi annuncia battaglia

Una cosa è certa: le frequenze tv non verrano più regalate a Rai e Mediaset. E il concorso di bellezza del digitale terrestre potrebbe subire forse un stop (di un anno?) o/e una profonda revisione. Lo ha dichiarato il ministro allo sviluppo economico Corrado Passera, in occasione dell’intervista di ieri in tv a “Che Tempo che Fa“. Il governo tecnico dovrebbe prendersi un pò di tempo, anche per capire come valorizzare al meglio una risorsa pubblica scarsa come le frequenze televisive senza regalare niente a nessuno.

L’idea che si sta pian piano formando tra gli uomini di Mario Monti è quella di destinare alcuni canali a un mercato non televisivo, ad esempio riconvertendoli e assegnandoli magari tra un anno agli operatori telefonici che stanno conoscendo un forte sviluppo della tecnologia della banda larga mobile bisognosa di frequenze. Anche perchè si rischia una gara deserta tra operatori tv. Secondo La Repubblica i nuovi entranti televisivi latitano, e pare che in ogni caso non possano investire grandi cifre sulle stesse frequenze. Mentre le telco italiane e straniere di fronte a un mercato delle tecnologie mobili del 4G in pieno sviluppo possono contare su ingenti investimenti.

Alcuni esperti del settore inltre ipotizzano che il governo potrebbe concedere sia a Rai sia a Mediaset di trasformare le proprie frequenze DVB-H (quelle destinate alla telefonia mobile) in DVB-T (per la tv digitale) sulla scia di ciò che il precedente governo si era già impegnato a fare per i cinesi di H3G, i quali hanno già appostato a bilancio il valore della frequenza trasformata. Con questa possibilità Rai e Mediaset arriverebbero così al tetto dei 5 multiplex a testa (ne hanno già quattro e ognuno dà diritto a trasmettere sei canali in digitale) e verrebbero così escluse da nuove aggiudicazioni. Quindi il Ministero potrebbe fissare un prezzo di base d’asta minimo per eventuali nuovi entranti nel settore televisivo a cui assegnare quelle frequenze che oggi vengono congelate.

In questo modo si verrebbe incontro alle richieste degli operatori più piccoli che desiderano entrare nel mercato del digitale in nome del pluralismo dell’informazione. Con questo passaggio, forse, si riuscirebbe anche a sanare la procedura d’infrazione della Commissione europea, aperta nel lontano 2006, a causa del dividendo digitale dettato dalla Legge Gasparri del 2004, che favorì palesemente i solti operatori “incumbent” rispetto ai nuovi entranti. Infine se queste frequenze non venissero assegnate in toto o perché non vi sono nuovi entranti o perché quelli che si presentano pagano troppo poco, le stesse potrebbero essere riconvertite per essere vendute in un momento successivo, tramite asta, agli operatori telefonici.

Ma nonostante la possibile concessione di un altro canale, la principale vittima di una vera competizione onerosa per le frequenze, dicono a Palazzo Grazioli, rimane Mediaset, che vedrà sfumare in un sol colpo (senza il Beauty Contest) la possibilità di bloccare l’ingresso di altri concorrenti, di sviluppare l’alta definizione con il nuovo multiplex di frequenze, e soprattutto di avere in regalo un canale che tra cinque anni avrebbe potuto rivendere indisturbato a prezzi di mercato. Si dice che Berlusconi sia furibondo (secondo sempre La Repubblica) e che dal Pdl (a detta di Gasparri) e da Cologno siano pronti numerosi ricorsi per bloccare tutto. «Questa sì che è una legge ad personam, una ritorsione contro di me. Voglio vedere come si attirano gli investimenti stranieri in uno Stato che cambia le regole in corsa», avrebbe dichiarato l’ex premier. Intanto oggi, dopo le notizie sul beauty contest, il titolo Mediaset cede il 2,35% a 1,944 euro anche se con volumi modesti.

L’uscita di scena di Mediaset, che non può vantare in questo ultimo anno dei buoni bilanci, dalla possibile gara per i multiplex non è però la sola. La Rai infatti non può proprio partecipare a un’asta, oberata da 350 di milioni di euro di debiti. «Siamo entrati nel beauty contest non per una ragione strategica, ma perché c’erano tutti i nostri competitori», spiega Giancarlo Leone, vicedirettore generale della Rai, responsabile fino a pochi mesi fa responsabile del digitale. E’ assai probabile che anche Telecom Italia si defili, in vista della cessione di una parte della società di La7 (TI Media), e soprattutto perché il suo core business è la telefonia che ha già investito moltissimo sulle frequenze. Meglio così, perchè la gara, se verrà fatta, dovrà appunto essere pensata per aprire un mercato televisivo dominato dai soliti noti.

Fonte: tv digital divide
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